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Hugo Mujica

Y siempre después el viento

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Bajo toda la lluvia del mundo

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Lo naciente

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Poesía completa 1983-2004

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Flecha en la niebla

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Poéticas del vacío

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La palabra inicial

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Kyrie eleison

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Kénosis

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Italiano

Hugo Mujica è nato a Buenos Aires nel 1942. Ha studiato Belle Arti, Filosofia, Antropologia Filosofica e Teologia. Questa varietà di studi è presente nella sua opera che comprende tanto la filosofia, come l’antropologia, o la mistica e la narrativa e soprattutto la poesia.

Tra i suoi principali libri di saggistica: Kyrie Eleison (1991), Kénosis (1992), La palabra inicial (1995), Flecha en la niebla (1997), Poéticas del vacío (2002), Lo naciente (2007), La casa y otros ensayos (2008) e La pasión según Georg Trakl (2009). Solemne y mesurado (1990) e Bajo toda la lluvia del mundo (2008), sono i suoi due libri di racconti.

La sua opera poetica, iniziata nel 1983, è stata pubblicata in Argentina, Spagna, Italia, Francia, Messico, Stati Uniti, Cile, Slovenia e Bulgaria. Nel 2005 la casa editrice Seix Barral ha raccolto i suoi versi in Poesía completa 1983-2004, nel 2011 è uscito il suo ultimo libro di poesia Y siempre después el viento. La sua vita e i suoi viaggi sono stati il materiale della sua opera. Durante gli anni ’60 ha vissuto al Greenwich Village di New York come artista plastico e per sette anni ha condiviso il silenzio della vita monastica dell’Ordine Trappista dove iniziò a scrivere.

 

 

Libri:
“Notte aperta”. A cura di Lucrecia Vega. Antonio Pellicani Editore. Roma, 2000.
“Poesie scelte”. A cura di Alessandro Ghignoli. Raffaelli Editore. Rimini, 2008

 

 

******


silenzio
alto silenzio

né una voce
che risvegli
distanze

la pelle dei tuoi occhi,
celeste
oltre
l’eterno

senza riposo

******

la terra: una spiaggia del cielo
ma senza cielo:
un deserto
dove la vita impasta con la mia vita la sua ostia
                                           paura di un dio ormai senza fame

 

*****

incagliato
alla riva
dei miei passi

sui precipizi
della mia fuga

basterebbe scavare un ponte

un vuoto,
in forma d’altro

 

******

 

sono ponte su cui cammino
caduta in cui cado

sono questa parte della paura:

                    la nudità ancora carne

 

******

 

come ostaggio di un dentro che non ha fuori,
o l’esilio di un’anima
che non arriva a redimersi carne,

o condannato a sempre
e mai
come prigioniero a cui immolarono la metà della sua morte

 

******

 

c’è un dio che si guarda
                        nella cecità di ogni uomo.

c’è un destino da seguire al ripetere l’unica volta,
di percorrere la stessa soglia
                                dove mi sedetti da bambino
                                                                     a vedere accecare dio

 

******

Trappola

      Come la trappola di voler essere un altro per vedersi sé stesso.
      Allo specchio infranto mi vedo aperto, ma sono solo infranto.

*****

In silenzio

 

cade in silenzio,
come neve
             ma è cenere.

cade su una donna che corre
con il suo vestito
in fiamme
credendo di fuggire dell’incendio,

su un cieco
cui ogni muro è cammino,

ogni porta
            precipizio.

cade su uomini che camminano
come uomini
ma sono bende
           che rivestono vuoti,

cade il silenzio
come la cenere, o come cadono
quei passi
verso nessun luogo

                      neppure verso un inferno.

*****

Dentro

 

ci sono giorni in cui la luce occupa tutto,
giorni in cui tutto è bianco
come la vita
nella memoria di un cieco

come la neve
su un germoglio prima
                      che apra i suoi colori.

bianco su bianco: nulla, come
specchio di fronte a specchio:
nessuno.

la luce non è giorno, né è bianca,

è dentro
dove la notte accende ciò che la sua ombra salva.

 

*****

Da pochi giorni

 

da pochi giorni è morto mio padre,
è solo un po’.

è caduto senza peso,
come le palpebre all’arrivo
della notte o una foglia
quando il vento non strappa, culla.

oggi non è come altre piogge
oggi piove per la prima volta
                  sul marmo della sua tomba.

sotto ogni pioggia
potrei essere io chi giace, adesso lo so,
                                      adesso che sono morto in un altro.

 

******

Sul bosco

 

Piove sul
bosco,

piove verde sul bosco trasparente

(la pioggia
non lascia tracce, solo passa,
                                    spogliando).

*****

Fino alla fine

 

ho visto un cane nero morto
sulla strada,
schiacciato in mezzo al marciapiede,
macchiato,
perché nevicava.

ho visto la vita, proprio lì,
e non c’era nient’altro: l’alibi
dell’innocente: pagarlo tutto.

ho sentito nella neve la vita
e mi sono visto morire
come un animale che resiste
fino all’ultimo

fino al desiderio d’essere finito,

fino al gemito finale,
colui che chiede perdono per ogni delitto altrui:
                                                         colui che perdona dio.

 

******

 

Senza ombre né orma

 

bisogna camminare scalzi,
scappare nudi
come un fuggitivo senza meta
                               per non essere mai perduti.

sprofondare come una brace
nella neve,

o cadere
come cade la pioggia per essere pioggia,
cadere senza altra orma
                      che quella stessa caduta.

sprofondare, cadere
o volare come vola di nudità il vento
scappando dello specchio
                            che ci intrappola in ogni arrivo.

******

L’aperto

 

Cade tranquilla la pioggia,
                      l’aperto sorge.

Cade la pioggia, cade
sull’attesa,

nella caduta la pioggia è il suo cammino
                                             e il cammino il suo arrivo.

Bisogna osare l’aperto e la caduta:
                          il deserto della sete
                                     non la sete del deserto.

 

******

 

Sul bosco

 

Piove sul
bosco,

piove verde sul bosco trasparente

(la pioggia
non lascia tracce, solo passa,
                                     spogliando).

 

******

 

Scalzo

 

Notte senza luna,

qualcuno, scalzo,
                      attraversa il deserto.

Ci sono orme che la notte veglia,
                                          ci sono nudità che la luce spegne.

 

******

Orizzonte

 

È l’ora più lenta,

è crepuscolo
e un paio di lampi
                     luccicano un orizzonte.

Scalzo, sulla sabbia
tiepida,
un bambino corre provando
                     a prendere gabbiani.

Nella notte,
la pioggia cancellerà le orme,
                    inizierà un deserto,
                                                  regalerà l’oblio.

******

 

            La storia del silenzio sono le parole,
l’ascolto di quel silenzio è la poesia.

 

******

 

L’anima bisogna crearla,
inalare ciò che inspira,
                   immaginarla: darle voce.

Incarnarla è l’opera umana,
l’umana fedeltà a sé,

il poetico è ascoltarla,
fare del suo soffio un verbo,
                     di quel verbo un altro inizio,
                                            un’altra unica creazione.

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